HUNG OVER: a short bio.

Hung Over ( l’aggettivo, perdio!) nasce come progetto ad elevata utilità sociale, ovvero un modo per convogliare le angosce e le turbe psichiche dei suoi quattro componenti verso qualcosa di non dannoso per la società, la musica!

La triste storia ha inizio nel 2010 quando Alessandro Capovilla ( in seguito detto “Capo”) decide di mettere in piedi la prima band della sua vita, che a quel punto già scorreva nell’età di morte di Nostro Signore: la vita è una puttana e Capo è il nostro Guy Fawkes, armato solo di chitarra però! L’incontro con Andrea ( in seguito detto “Scatter Diagram”, o più brevemente Scatter) non poteva che avvenire in un affollato locale padovano, dove i due progettano la costruzione di brani che mixino il Seattle grunge sound dei primi ’90 con il rock acido dei ‘70.

Il laboratorio musicale dove tutto questo avrà inizio è già pronto ed equipaggiato dagli anni ’60: i “Delfini”, infatti, sono stati una delle più gloriose band padovane della beat generation (uno dei rarissimi casi di artisti italiani capaci di valicare l’oceano ed approdare addirittura al prestigioso palco dell’ “ Ed Sullivan Show”) ed il chitarrista Franco Capovilla il loro leader indiscusso per oltre 40 anni; alla sua morte, l’eredità toccata al Capo dallo zio era fatta di tante chitarre, una strumentazione vintage da poterci allestire uno studio di registrazione, una quantità enorme di vinili ed una valanga di insegnamenti compositivi. Capo e Scatter cominciano la composizione dei pezzi nel soggiorno-studio di casa Capovilla, dove tuttora la band si ritrova solo a notte inoltrata: un rifugio ovattato dalla realtà, dove non esiste altro che musica!  E’ l’estate del 2010 e, nel caldo afoso della città, il primo brano a vedere la luce è triste, cupo, lento….qualcosa che non è possibile far ascoltare nemmeno agli amici prima dell’autunno inoltrato: “Fixed down in a hole”, un corpo incastrato in un profondo tunnel scavato nella terra melmosa, ovvero dell’inerzia che ci governa e che ci fa subire passivamente le decisioni degli altri.

La band ancora non esiste, ma deve tenere i suoi primi live: inizia così un valzer di bassisti e batteristi, che si alternano in un turbine psicotico di prove inutili e deprimenti, che si chiudono quasi tutte con un “vaffanculo” al nuovo arrivato o con Scatter che lascia dopo dieci minuti. Il problema dei musicisti che entrano nella band non è la tecnica o l’esperienza, ma il cuore: ci vuole un cuore gonfio di rabbia, frustrazione, ubriaco di emozioni per essere un Hung Over! Ma oggi siamo nell’età della pietra, nell’epoca dell’indifferenza, e così bisogna attendere il Maggio 2011: nella data di morte di Napoleone appoggia il sedere sullo sgabello della batteria Luca Zenere, un giovane (il più giovane!) talentuoso, con la forza necessaria nelle braccia per scuotere le coscienze e farti supplicare “Ti prego, basta!”… Si, il metal era un genere che gli Hung Over non avevano ancora considerato, non avevano forse nemmeno mai ascoltato, avevano probabilmente anche duramente criticato (io i metallica li ho usurati!!! n.d.capo): ma Luca è in grado di infilare fill di batteria mutuati dai Pantera o dai Metallica ovunque, anche nei lenti più drammatici.

Nel frattempo, con un treno che sostiene le chitarre dissonanti del Capo e la voce acida di Scatter, nascono le canzoni, in fondo l’unico motivo per cui valga pena iniziare un viaggio così tortuoso: il tema sanremese dell’amore non è contemplato perché nessuno degli Hung Over sa parlare d’amore, perché c’è troppo amore nei testi delle canzoni di tutti i tempi e ce n’è troppo poco nel mondo che ci circonda. Evidentemente parlare d’amore nelle canzoni non ha alcuna utilità sociale. E quindi le tematiche che sorgono spontanee tra gli accordi e le batterie assordanti della sala prove sono tutt’altro: ribellione contro il sistema politico italiano, corrotto e incapace, astio nei confronti del convenzionalismo borghese di facciata, ripudio della musica “in scatola” dei talent scout .

La vita distorta che vediamo dentro la televisione, le facce false di molti che ci circondano, distorte dall’ignoranza o dalla falsità che le anima dal profondo: ecco, di nuovo,  la vita è una merda e Hung Over è Guy Fawkes! Qualcuno comincia a chiedere a Scatter perché colpisca il pubblico lanciando le aste dei microfoni durante i concerti…..ecco ora sapete perché! People, Wake up!

Vedono la luce: “Wrong Choice” [ “Non lo sai che tu sei il loro gioco preferito?”], un’accesa invettiva contro le falsità della classe dirigente, ancora convinta di poter abbindolare il popolo bue con piccole bugie e stratagemmi televisivi; “Insecure” e “Happy little sight”,entrambe proiezioni interiori per spiegare come la società odierna riesca a distruggere ogni ragionevole certezza; “Listen Beth” e “Throw me high”, oscure ballate che raccontano di amori sepolti dall’angoscia e dalla paranoia.

La band si esibisce in Padova e dintorni per tutta la seconda parte del 2012: numerose sono le apparizioni al festival “Bachiglione Beat”, dove il palco costruito nel bel mezzo del fiume rende magica (o tragica: vedi edizione 2012!!!) ogni esibizione della band. Nel 2011, Scatter si era immerso nel fiume mentre cantava “Fixed down in a hole” e tutti avevano temuto una sua fulminea morte “in diretta”: ma questo non è un reality, perdio!!

Il 2013 si apre con la più bella delle sorprese che una band possa desiderare di trovare nella calza della befana: un bassista, che è anche un batterista, un percussionista, un chitarrista ed un cantante! Signori e signore, ecco a voi Jacopo Arca ( in seguito detto per brevità “Ja”), l’uomo venuto dalle esotiche lande sarde, capace polistrumentista e dotato di eccezionale spirito creativo. Il cerchio si chiude e la band è completa: come se non bastasse, Ja apporta alla band, come preziosa dote, un pezzo che, ad oggi, è uno dei più riusciti della band, “Ping Pong match”, un’altra appassionata invettiva contro il sistema politico italiano.

Attualmente la band sta registrando il suo primo disco, dopo anni di demotapes che si sono alternati in tutti i principali social network (facebook, youtube, soundcloud). L’obiettivo non è il successo: l’obiettivo sarà raggiunto e la band potrà serenamente sciogliersi quando tutte le ingiustizie di questa crudele società si saranno finalmente dissolte. Quindi: lunga lunghissima vita agli Hung Over!

 
 
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